Amministrazione adolescente

La Casa Bianca alterna strategie diverse per risolvere problemi cruciali e governare un mondo che tende all’ingovernabilità: gli hashtag indignati, i selfie pensosi, le lettere minacciose, i discorsi ispirati, le esternazioni a effetto e senza conseguenze, genere “oscenità morale” proclamata da John Kerry di fronte allo squadernarsi del massacro siriano con armi chimiche. Quando nemmeno questi persuasivi strumenti di pressione riescono a fermare i bombardamenti dei dittatori o a mitigare l’aggressività di leader in cerca di espansione, di solito il governo si trincera in uno stizzito silenzio, si chiude nella sua cameretta lanciando vaghi improperi come un adolescente arrabbiato con il mondo.
16 AGO 20
Immagine di Amministrazione adolescente
La Casa Bianca alterna strategie diverse per risolvere problemi cruciali e governare un mondo che tende all’ingovernabilità: gli hashtag indignati, i selfie pensosi, le lettere minacciose, i discorsi ispirati, le esternazioni a effetto e senza conseguenze, genere “oscenità morale” proclamata da John Kerry di fronte allo squadernarsi del massacro siriano con armi chimiche. Quando nemmeno questi persuasivi strumenti di pressione riescono a fermare i bombardamenti dei dittatori o a mitigare l’aggressività di leader in cerca di espansione, di solito il governo si trincera in uno stizzito silenzio, si chiude nella sua cameretta lanciando vaghi improperi come un adolescente arrabbiato con il mondo. Quando la Russia fagocita la Crimea, la Casa Bianca dice con fare sprezzante che Putin “ha un atteggiamento da XIX secolo”; quando si aggiorna per l’ennesima volta la conta dei morti fatti da Bashar el Assad spiega che tutto questo è “inaccettabile”, che il dittatore “se ne deve andare”, minacciando “gravi conseguenze”. Poi non succede nulla: Putin continua nella sua azione infischiandosene di essere démodé, Assad continua a usare le armi chimiche, e per ricordarlo occorre che il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, lo ribadisca durante una visita ufficiale al dipartimento di stato, implicitamente schiaffeggiando l’indecisione (o l’arbitrario disinteresse) di Washington.
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L’immagine della leadership adolescenziale l’ha usata efficacemente Eliot Cohen sul Wall Street Journal: “Se gli Stati Uniti oggi sembrano deboli, esitanti e in ripiegamento, è in parte perché i suoi leader e i loro staff non si comportano da adulti. Saranno anche affascinanti e attraenti; saranno anche animati dalle migliori intenzioni; ma non sembrano seri. Agiscono come se Twitter o il fare la faccia tesa oppure mettere il broncio potessero fermare le invasioni o salvare i bambini rapiti in Nigeria”. Come un adolescente, l’Amministrazione guidata da un Nobel per la Pace comminato in forma preventiva si aspetta di essere giudicata per le intenzioni, per le promesse, per la purezza dei suoi propositi, ma mette il muso e si rifugia ostinatamente su Twitter quando s’azzarda una valutazione a partire dai risultati.